PSICOTERAPIA: CREARE IN DUE

Nella vita può capitare che ci si trovi nelle condizioni di cercare una psicologa, una psicoterapeuta  e che, in seguito, la si scelga come interlocutrice delle proprie vicende.



Proviamo a pensare ad una psicoterapia individuale, per fare un esempio, come ad un contesto in cui si cerca con un’altra persona la soluzione di problemi che sono diventati insostenibili perché, per troppo tempo, rimossi o vissuti senza la speranza che possano essere condivisi.



“ … Sento un grido, forte, ripetuto che esce fuori da me; … non dalla gola, ma dalla cavità più profonda delle viscere.

Una volta, due volte, molte volte …

Quel grido strozzato mi aveva lasciata impietrita e muta in un lontano pomeriggio d’estate quando la mia mano bambina guidata da un’altra mano rigata dalle vene della vecchiaia sfiorò un ramo appassito, umiliato, forse, come il resto della persona, da un’insana senilità, letale per me, agghiacciata, ammutolita di fronte a un mistero sconosciuto e orrendo, martellante col fragore di un vetro in frantumi che incise gli indelebili tatuaggi di una gelida morte.

Dentro di me incatenato nelle più abissali profondità quel grido è rimasto tanti anni finchè tu non lo hai liberato”.



E’ attraverso il linguaggio, infatti, che l’uomo riesce a contenere e confinare il dolore: l’espressione verbale consente che la pervasiva sensazione sorda e muta trovi un luogo ed un significato ( F. Giubbolini, La ragione degli affetti, pag 125).



Inquadrare questa esperienza secondo una rigida sequenza di fotogrammi  tipici del paziente, del la terapeuta e della relazione che si struttura tra i due, vorrebbe dire, in realtà, negare la ricchezza di questo rapporto unico e dinamico.

Nella “ cura con le parole”, come si è soliti definire l’esperienza psicoterapica, “il linguaggio non è uno strumento a disposizione, ma è l’evento che dispone della suprema possibilità dell’essere dell’uomo” (Heidegger, 1963, cit. F. Giubbolini  et. al, La ragione degli affetti, pag. 131).



Il linguaggio, quindi, in questo caso più che in qualsiasi altra circostanza, rimanda a qualcosa che “si fa” assieme (poiein) da cui il termine poesia. La radice etimologica del termine poesia rimanda all’atto stesso della creazione [per cui] una qualche funzione “poetica” dovrebbe essere implicita in ogni forma di linguaggio.



Al destinatario, che è sempre contemporaneamente consumatore e produttore del messaggio stesso, viene richiesta una collaborazione responsabile. Il coinvolgimento, in questi termini, del destinatario, nella costruzione del messaggio stesso, è ciò che rende creativa la relazione paziente-terapeuta.



Esiste una relazione tra poesia e psicoanalisi poiché quest’ultima è ricerca di significati che si costruiscono insieme: la psicoanalisi è dunque la vera poesia dell’uomo, poiché è, appunto, “poiesis” di relazione fondata sul linguaggio (F. Giubbolini et. al, La ragione degli affetti, pgg. 131-132).



La creatività si riferisce ad un atteggiamento di base che fa parte dell’identità del terapeuta, ad un modo di essere e di proporsi di fronte alla realtà e alla storia dell’altro.



A questo proposito, trovo interessante l’idea dello psicoanalista Winnicott il quale considera la situazione terapeutica alla stregua di un’area di gioco nell’incontro tra terapeuta e paziente.



“La psicoterapia ha luogo là dove si sovrappongono due aree di gioco, quella del paziente e quella del terapeuta. La psicoterapia ha a che fare con due persone che giocano assieme. Se il terapeuta non è in grado di giocare, allora non è in grado di fare il suo lavoro. Se il paziente non è in grado di farlo bisogna creare le condizioni per aiutare a farlo. La ragione per cui giocare è essenziale, è proprio perché mentre gioca il paziente è creativo; è in grado di far uso dell’intera personalità ed è solo nell’essere creativo che il paziente scopre il proprio sé” ( Winnicott W. D, Gioco  e realtà).



Il fine della psicoterapia è la prospettiva di una felicità possibile.

La felicità di cui parlo non coincide con l’istante del piacere acmeico, ma riguarda la realizzazione dell’intera vita. Non l’attimo ma la qualità permanente.


In altre parole, si accorda con la definizione di virtù della felicità che il filosofo Salvatore Natoli delinea nel suo saggio sulla felicità “ … Il piacere della vita risiede nella capacità che si ha di viverla fino in fondo nonostante il dolore e di condurla a termine al meglio secondo le individuali possibilità …” (Natoli, 1994 in F. Giubbolini et. al, La ragione degli affetti, pag.128).

Psicoterapia Dinamica di Gruppo

Poiché il setting psicoterapico non dovrebbe mai essere scisso rispetto alla vita stessa del paziente e del terapeuta, la psicoterapia di gruppo offre maggiori potenzialità nel rappresentare la realtà così come la si può trovare nel mondo esterno.

La condizione “isolata” del setting individuale, meno realistica, può, in alcune occasioni e per alcuni pazienti che hanno raggiunto un buon livello di integrazione dell’Io, diventare limitativa perché troppo rassicurante e poco adattabile alla più complessa realtà in cui si trovano a vivere.

Il confronto con l’altro da sé, che non sia il terapeuta, attiva dinamiche interne alla persona, che si riferiscono al suo presente e passato, dandole così la possibilità di sperimentare più affetti contemporaneamente e in tempi più brevi.Ricercare un’adeguatezza affettiva al setting di gruppo significa per il paziente diventare adulto e ciò, per certi versi, corrisponde ad essere sano.

Inoltre l’analisi di gruppo può diventare l’occasione per ricercare un “di più” nelle relazioni, attraverso la conoscenza di sé e dell’altro che diventa contemporaneamente il tramite e la meta della ricerca stessa.

Mosse dal desiderio, più che dal bisogno, le persone scelgono ogni volta di far parte di un contesto in cui si promuove la responsabilità delle presenza a se stessi e agli altri.


Link: Psicoterapia Dinamica di Gruppo

Quale psicoterapia?

Il tratto distintivo della psicoterapia che ho fatto mia e che ho scelto di riproporre sta nell’attribuzione di una possibilità trasformativa dell’esperienza stessa che si realizza nel momento dell’interpretazione e nella prassi della relazione autentica con l’altro, superando così, l’aspetto meramente conoscitivo proprio della psicoanalisi.


E’ difficile rendere l’idea di una trasformazione radicale a chi un’idea non ce l’ha, neppure pallida; è difficile spiegare un processo trasformativo, quale la psicoterapia è, senza correre il rischio di “volare troppo lontano” né io sono disposta a farlo perché facendolo compio un’operazione intellettuale e, pertanto, riduttiva che mi porta nella direzione esattamente contraria a quella dove desidero andare. L’amore non si racconta, l’amore si fa per cui trovare una risposta bella, chiara, semplice, breve, utile solo a soddisfare le brame di certezza, di comprensione e di tempi brevi, toglie valore all’esperienza affettiva. Chi è interessato può, soltanto, provare a lasciarsi andare; può provare a fidarsi e ad affidarsi.

La psicoterapia è immagine che si fa parola e parola che si fa immagine, nuova immagine.

Analista ed analizzando fanno inconscio, fanno immagini, fanno parole, fanno racconti, fanno storie: le storie che curano.

Analista ed analizzando co-costruiscono mondi possibili, sensi e significati altri che fanno acquistare gradi di libertà a chi li sperimenta.

L’analista perturba e l’analizzando si turba e odia il “perturbatore della quiete pubblica”, ma, se riesce ad amarlo, si rende in grado di amare chiunque e per sempre.


La narrazione e l’interpretazione in analisi si affermano quali modalità e strumenti efficaci di “costruzioni” della realtà interna delle persone, della loro identità.

Sarà per questo che tante volte, fin dall’inizio, i sogni di molti pazienti contengono immagini di case “in tutte le salse”, fatiscenti, completamente rase al suolo, case con le crepe alle pareti, portanti e non, case da ristrutturare (per chi ancora spera di cavarsela con poco), castelli medievali, case piccole con tetti rossi e appuntiti, case grandi con saloni affrescati, bettole e palazzi, vetrate trasparenti e scale di tutti i tipi per salire in soffitta e scendere nei sottosuoli.

Talvolta, per questo, ho l’impressione di fare l’architetto, il geometra o l’immobiliarista ma, in realtà, è che anche lo psicoterapeuta ha a che fare con distruzioni, costruzioni e ricostruzioni.

Sabina Spielrein, uno dei grandi pionieri della psicoanalisi, in un saggio embrionale, suggerisce l’importanza dell’impulso distruttivo per la nostra comprensione dell’uomo e termina dicendo che la spinta alla procreazione e, con essa, la conservazione dell’uomo “consiste anche sul piano psicologico di due componenti antagoniste, ed è quindi una spinta sia creativa che distruttiva”.

Nel momento stesso in cui si entra, inconsapevoli e consci, troppo consci, per la prima volta,nella stanza dell’analista,si avvia un processo trasformativo destinato a non finire neppure quando,per l’ultima volta, attraversi la porta di quella stessa stanza per non entrarci più.


Psicoterapia Individuale

La parola è respiro.

L’ho sempre pensato.

L’ho pensato quando non mi potevo trattenere dall’urgenza di raccontare e cominciavo a parlare dalla tromba delle scale;

l’ho pensato quando parole calde, commosse e rassicuranti andavano a nutrire la mia anima allontanando il terrore e lo sconforto;

l’ho pensato quando i miei figli hanno pronunciato le prime paroline diffondendo sul mio volto un sorriso inconscio, non voluto consapevolmente;

l’ho pensato nei lunghi anni di analisi

quando la parola era la cura

e lo penso adesso, quando vi guardo e vi ascolto e, attraverso le parole,

condivido forme di esistenza altrimenti sconosciute.


“Il respiro dell’anima, Francesca 2005”



Ho l’immagine di te che chiudi la porta di casa,

un rumore sordo, secco, definitivo,stok !

per tornare, diverso, da me, diversa.

Ho l’immagine della paura riflessa sul tuo volto

e nella mia anima asciutta.

Immagine interiore avida di futuro,

immagine allo specchio di una me

stravolta dal dolore,

immagine di un pianto viscerale, indicibile

eppur così liberatorio.


“Quattordici Agosto 2003, Francesca 2003”



Io so che dentro di te,

il nulla non troverà spazio,

perché dove c’è un dubbio c’è una ricerca,

e laddove appare la prima certezza nasce la speranza.

E so bene che,

lascerai trascorrere su di te serenamente,

le mille ed una ora del tuo ambiguo tempo.

E saprai vivere …

Vivere intensamente ogni attimo della tua esistenza,

per riscoprirti ogni giorno sorpresa e felice

nel riconoscere la tua strada …

E non sarà mai il passo degli altri

a marcare il ritmo del tuo cuore,

ma il passo con cui la terra stessa

cambia le sue stagioni.

E quando sarai triste,

prendi un pugno di terra in mano,

per ascoltarla, sentirla, per scoprire

tutti i colori che porti dentro di TE …